mercoledì 24 gennaio 2018

Marina Bosi: genitori che leggono


Questa settimana per la rubrica "Genitori che leggono" vi presento Marina Bosi.


Come e dove nasce il tuo amore per i libri? 
Credo che sia passato attraverso i fumetti. Nonostante i miei genitori, entrambi forti lettori, abbiano sempre letto per me e mia sorella da quando ne ho memoria, e nonostante in casa i libri non mancassero, ho imparato a leggere su Topolino, e alcuni dei miei ricordi più belli sono legati all’edicola dove mio padre mi portava a comprare i giornalini. Sognavo di fare l’edicolante per poter leggere giornalini tutto il giorno. 

Quali erano i tuoi libri preferiti da bambina e da ragazza? 
Da bambina senza dubbio Rodari, tutto: filastrocche, racconti, romanzi. Poi conoscevo quasi a memoria Marcovaldo, l’unico libro di Calvino che ho veramente amato. Le fiabe, in edizione tascabile Einaudi, in particolare quelle di Andersen, amatissimo, e quelle di Perrault. Molti classici, buona parte dei quali ereditati da mia madre (Pinocchio, Pippi Calzelunghe, Piccole Donne, Le avventure di Tom Sawyer, le Storie Proprio Così di Kipling, Pattini d’argento, Il Mago di Oz, Cuore, Incompreso, I ragazzi della Via Paal). Il Gran Sole di Iroshima, Pelle Rossa, Quando Hitler rubò il coniglio rosa.

A dieci anni ho avuto quella che tuttora resta l’esperienza di lettura più intensa della mia vita, con Zanna bianca. A dodici anni ho scoperto Dahl, con La fabbrica di cioccolato (sono del ‘71 ed ero già grande quando ha scritto quelli che per me sono i suoi capolavori: Il GGG, Le streghe, Matilde; ma li ho comunque letti e riletti, e poi letti a mio figlio). A tredici anni Lo hobbit e Il Signore degli Anelli, e, a scuola, I promessi sposi, riletto più volte negli anni successivi; a quattordici La Storia infinita; poi Asimov, e i classici di Urania; Pirandello; Shakespeare (nelle edizioni economiche della Bur degli anni ‘50/’60, appartenute a mio padre e recuperate in soffitta); Ibsen, Ionesco; Stephen King; e il mio più grande amore letterario dopo (in senso temporale) Rodari: Buzzati. A vent'anni, per degli esami universitari, meglio tardi che mai, Bianca Pitzorno. 

C’è un libro che ha segnato positivamente il tuo rapporto con la lettura? 
No, non uno solo. 

Qual è il ricordo più bello della tua vita da lettrice? 
L’esperienza già citata con Zanna Bianca: un pomeriggio in cameretta, sul letto di mia sorella, ho cominciato a leggere il primo capitolo. Qualche tempo dopo, quanto non so, ho chiuso il libro sull’ultimo capitolo, molto stupita, e un po’ stranita, di ritrovarmi sotto gli occhi la quarta di copertina e il copriletto blu di mia sorella; perché fino a un istante prima avevo vissuto nel grande nord, con l’odore dei boschi nelle narici e la neve che scricchiolava sotto i piedi, davvero. Avevo dieci anni. Non ho mai più vissuto un’esperienza di lettura così totalizzante. 

Quanti figli hai? 
Uno, Elia. 

Qual è la sua età? 
Sette anni. 

Quando hai iniziato a leggere per lui? 
Quando aveva un mese ho cominciato a leggergli Mammalingua, di Bruno Tognolini, mentre lo allattavo. 

Come scegli i libri da leggergli? 
Quando era più piccolo sceglievo albi illustrati che mi piacessero. Adesso gli propongo molto i romanzi che ho amato da bambina. Poi quelli che scegliamo insieme, in biblioteca o in libreria; e quelli che sceglie lui, per lo più albi illustrati, se me lo chiede; ma di solito li legge da solo. 

 A che età li hai portati la prima volta in biblioteca o in libreria? Qual è secondo te l’età giusta per iniziare a frequentare biblioteche e librerie? 
Non ho mai smesso di frequentare biblioteche e librerie, ci andavo con lui nel passeggino o in fascia (abbiamo dovuto diradare le visite in libreria quando è stato abbastanza grande da voler toccare tutto, ma troppo piccolo per trattare bene i libri; poi è cresciuto, e ci siamo rifatti). È iscritto alla rete delle biblioteche cittadine dall’età di quattro mesi, e ha ampiamente sfruttato la sua tessera! 

Ha già iniziato a scegliere ciò che vuole leggere? 
Nel caso siano troppo piccoli per scegliere in modo autonomo, qual è l’età più corretta perché inizino a scegliere da soli? 
In biblioteca ha cominciato a scegliere molto presto, dai due anni, dai ricchi contenitori a misura di bebè dei cartonati. Anche al nido, all’ultimo anno, hanno cominciato con il prestito bibliotecario settimanale. Aveva già i suoi libri preferiti, che sceglieva più volte. In libreria, per ragioni prettamente economiche, lo abbiamo guidato più a lungo, fino ai cinque anni e mezzo. Poi ha acquisito il diritto di scelta, gli poniamo solo un necessario limite economico, e una certa supervisione sui contenuti (se molto scadenti gli diciamo di farci caso e valutare se il libro gli interessa davvero, ma non neghiamo l’acquisto; se invece non adatti all’età, come possono essere alcuni fumetti per adolescenti o adulti, che lo attraggono molto, gli spieghiamo che dovrà aspettare).

Perché reputi importante leggere libri a tuo figlio? 
Perché sono momenti preziosi di tempo condiviso; perché leggere rende la vita più ricca; perché mi piace farlo, e a lui piace che io lo faccia. Perché speravo di portarlo ad amare la lettura (per ora, ci siamo riusciti!) 

Cinque libri per bambini di cui ti sei innamorata… 
Tatty Ratty, di Helen Cooper; Ciò che Volpe disse a Lepre, di Sylvia Vanden Heede; Una zuppa di sasso, di Anaïs Vagelaude; Io mi mangio la luna, di Michael Grejniec; L’ultimo albero, di Štěpán Zavřel. Poi sono innamoratissima di Casa del tempo, di Piumini e Innocenti, che però non riesco a considerare un libro per bambini (anche se a mio figlio è piaciuto, gliel’ho letto su sua richiesta quando aveva 5 anni). 

Cinque libri per bambini di cui si è innamorato tuo figlio… 
A domanda risponde: Faccia buffa (di Nicola Smee); Guarda, c’è un buco (di Antonella Abbatiello e Giovanna Mantegazza); Gatto (un piccolo cartonato che gli leggevo da bebè); La fabbrica del corpo umano (di Dan Green e Edmond Davis); tutti i libri di Françoize Boucher. Io aggiungo la Pimpa, passione antica che perdura tuttora, a sette anni e mezzo. 

Il libro che ti è piaciuto meno e quello che è piaciuto meno a tuo figlio. 
A me, certe rivisitazioni di fiabe classiche dalle illustrazioni deprecabili, per non parlare della povertà del testo; e gli onnipresenti libri Disney che intasano le biblioteche scolastiche (però possiedo un’edizione di quando ero bambina, negli anni ‘70, degli Aristogatti, che mi pare più curata rispetto a certe scadenti collane odierne). Elia invece ha risposto: “Mah, come faccio a dirtelo?” 

Secondo te esistono libri brutti o è solo una questione di gusti? 
Esistono, secondo me esistono eccome, soprattutto se si parla di libri per bambini, purtroppo. 

Un genitore ti chiede consigli su come far appassionare il proprio figlio alla lettura. Cosa gli diresti? 
Leggi per te, e leggi per lui, tutti i giorni. Leggigli libri che ti piacciono, perché capisca che leggere è un piacere. Rileggi se te lo chiede.Permettigli di scegliere. Leggi per lui anche quando avrà imparato a leggere da solo. Portalo in biblioteca!

Ringrazio Marina Bosi per aver condiviso la sua esperienza di mamma lettrice per la rubrica "Genitori che leggono", grazie!
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