giovedì 25 gennaio 2018

Il violino di Auschwitz scritto da Anna Lavatelli e illustrato da Cinzia Ghigliano



In questo romanzo Anna Lavatelli ci racconta l’Olocausto tramite il violino Collin-Mézin, voce narrante di una storia realmente accaduta.

Collin-Mézin viene regalato ad Eva Maria dal padre della bambina e da quel giorno incomincia la loro "amicizia".

Eva Maria, soprannominata in famiglia Cicci, ha una grande passione per la musica ed un grande talento come violinista.

Suona spesso con suo fratello Enzo mentre i loro genitori ballano, è una famiglia come tante, felice ed unita, finché un giorno la loro felicità svanisce.



Iniziano le prime restrizioni per gli ebrei che non possono più andare al cinema, a teatro, al ristorante o frequentare club sportivi. non possono più svolgere lavori come il musicista, il medico, l’insegnante, il ferroviere.

L’Italia è in guerra, Mussolini si è alleato a Hitler, la famiglia si riunisce davanti alla radio per sentire le notizie che arrivavano dall’estero, anche se ciò vuole dire infrangere la legge. La loro vita è profondamente cambiata, un giorno sentono alla radio la notizia che l’Italia ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower.

Sembra tutto finito, la famiglia, felice, festeggia quella che credono essere la fine della guerra. La loro felicità dura poco, il paese è nel caos più totale, si trasferirono a Tradate luogo in cui la famiglia sembra aver ritrovato un minimo di normalità finché un giorno arrivarono i soldati tedeschi.

Eva Maria è in casa solo con il fratello e la madre, il padre era uscito da solo. I nazisti gli danno solo il tempo di mettere in valigia poche cose ed Eva Maria porta con sé il proprio violino, lo mette in valigia, ci mette pochissimi vestiti ma non può fare a meno di portare con sé il proprio strumento.

Vengono trasportati nel carcere di S. Vittore a Milano, per poi essere deportati ad Auschwitz. La famiglia viene divisa e non si rivedrà mai più.

Un giorno il violino viene scoperto, e dopo aver chiesto alla ragazza se fosse una musicista, lo strumento viene portato via da una kapò. Ben presto Eva Maria viene spostata dalla baracca comune per andare a vivere con altre musiciste come lei e per fare parte del gruppo di donne che suonava per i nazisti.



Impossibile pensare come in un luogo di morte come Auschwitz potesse entrare la musica, impossibile capirlo per Eva Maria, impossibile per noi oggi che sappiamo come i nazisti uccisero e torturarono le persone deportate ad Auschwitz.

La vita di Eva Maria continuò insieme alle altre musiciste fino al giorno in cui il suo violino si ruppe, senza violino la ragazza non serviva più e fu riportata nella baracca comune.

Eva Maria fu trovata morta il 6 giugno del 1944 e il suo corpo bruciato nei forni crematori. I sopravvissuti furono liberati dai soldati russi il 27 gennaio del 1945.

Il violino Collin-Mézin fu ritrovato a Torino da un collezionista, il Sig. Carlo Alberto Carutti, che riuscì a ricostruirne la storia.



Le illustrazioni realistiche di Cinzia Ghigliano accompagnano il lettore nella drammaticità del racconto.

Impossibile non commuoversi leggendo la storia di Eva Maria, impossibile immaginare capire le profonde e paradossali contraddizioni che porta la guerra, impossibile pensare a come quelle donne riuscissero a suonare i loro strumenti in un campo di concentramento, ma forse la musica, anche in situazioni paradossali, riesce a far volare lontano.

Vi lascio ora alle parole dell'autrice, Anna Lavatelli, che lo racconta in questo video




Il violino di Auschwitz scritto da Anna Lavatelli, illustrato da Cinzia Ghigliano e pubblicato da Interlinea Edizioni nella collana "Le Rane" potete trovarlo in tutte le migliori librerie oppure cliccando sull'immagine qui sotto.




Buona lettura e buona visione a tutti!
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