venerdì 7 aprile 2017

Videogiochi e comportamento dei bambini: abbiamo passato un brutto periodo ma ce l'abbiamo fatta!


L'ultimo anno è stato davvero un anno pieno di cambiamenti per il nano ed è uno dei motivi principali per cui sono stata poco sul blog. 

A Marzo 2016 è arrivata la Grande a vivere a casa nostra, una scelta impulsiva presa da un momento all'altro che ovviamente ha sconvolto le abitudini nonché l'assetto familiare. 

A Settembre 2016 il nano ha cambiato scuola calcio, pochi mesi più tardi, Gennaio 2017, la sua maestra di italiano è stata a casa in maternità. 

Tutti cambiamenti importanti per un bambino di 7/8 anni, nel giro di pochi mesi gli è cambiato tutto il suo mondo, perciò a Settembre avevo deciso di essere un po' più morbida per quanto riguardava i videogiochi.

Mio figlio ha sempre giocato poco ai videogiochi in generale anche se gli unici videogiochi a cui gli avevo dato accesso erano quelli delle console, Nintendo 3DS anziché Wii. Oltre a Fifa e a Mario Bros non giocava a nulla.

La scorsa estate mi ero opposta fortemente al suo utilizzo di Pokemon Go malgrado tutti i suoi amici lo usassero e per questo motivo, a Settembre, ho preso la malsana decisione di dargli la possibilità di giocare a Clash Royale, altro gioco molto in voga tra i bambini.

Sino a Dicembre non ho notato particolari cambiamenti, giocava a Clash Royale ogni tanto ma nulla di preoccupante man mano che passava il tempo e aumentava di livello del gioco però ha iniziato a giocarci sempre più spesso, a diventare quasi un'ossessione.

Utilizzava ogni minuto libero per giocare a questo gioco, a nulla valevano le sgridate, i castighi, il bambino diventava aggressivo. Se perdeva piangeva e veniva preso dalla rabbia, se gli si toglieva il gioco di mano iniziava a tirare calci e a diventare una furia. Mio figlio era un'altra persona, quando passavano quei 10 minuti (e la rabbia) non si ricordava nemmeno di come avesse reagito e quando glielo facevo presente piangeva disperato perché era realmente dispiaciuto.

Non sto parlando di un ragazzino con gli ormoni in giostra ma di un bambino.

Avevo preparato mio figlio ai pericoli del web perciò è sempre stato molto attento a non dire mai nulla di sé, a non dire mai il suo vero nome, la sua età, dove abita etc. 

Quando, nella chat di Clash Royale, una persona gli ha chiesto dove vivesse è entrato in panico, si è spaventato così tanto da non dormire per tutta la notte. Questo fatto lo ha fatto desistere dal giocare di nuovo ma solo per un paio di giorni.

Ho nascosto i telefoni, li ho bloccati, disinstallato il gioco, niente...sembrava essere davvero una droga, riusciva a trovare dove erano nascosti e a reinstallare il gioco.

Ho messo anche la password ma nel giro di un paio di giorni riusciva a rintracciarla, osservando noi magari mentre sbloccavamo il telefono, a prenderci i telefoni di nascosto e a sbloccarli.

Era diventato davvero un incubo, oltre che motivo di forte tensione in famiglia!

Tutto ciò non era mai avvenuto giocando alle console, molto probabilmente perché i videogiochi che si comprano non sono ideati per far spendere altri soldi (con quello che costano altrimenti nessuno li comprerebbe più) e perciò il bambino riesce a finire il gioco senza avere nessun tipo di frustrazione.

I giochi in app invece vengono creati con l'intento di guadagnare, sono davvero rari i giochi realmente gratuiti perché la maggior parte prevede gli acquisti durante il gioco. Arrivi ad un certo livello con facilità e poi diventa sempre più difficile, perché il fine di chi progetta queste app è far comprare gli aiuti per passare al livello successivo.

Sono app accattivanti, competitive, che fanno innamorare i piccoli giocatori. L'errore è stato certamente mio, perché in un momento abbastanza particolare della nostra famiglia, ho ceduto di fronte alle sue richieste.

In questi ultimi tre mesi gli ho letto ogni sorta di articolo ed in particolare questo pubblicato da Repubblica e questo da Business Insider Italia , ci ho parlato per fargli capire quanto pericoloso fosse per lui continuare a "drogarsi" di Clash Royale.

Un giorno, quando ormai pensavo di averle provate tutte, ho deciso di fare un patto con lui: saremmo andati insieme da un GameStop e avrebbe potuto scegliere un videogioco a patto che lui non giocasse mai più a Clash Royale. Ovviamente il videogioco in questione non avrebbe dovuto essere di guerra, combattimenti e similari ma ad eccezione di questa regola poteva scegliere ciò che voleva.

Lo so che molti di voi penseranno che è stata un'idea malsana, gli vuoi togliere un videogioco comprandogli un videogioco? Sìììì purtroppo sìììì dopo averle provate tutte ho pensato che la cosa più logica non fosse vietare, come stavo facendo da mesi senza risultati, ma fare cambio che è la forma di contrattazione più antica ed efficace.

Ci siamo recati insieme da GameStop e dopo aver valutato più giochi la sua scelta è caduta su Super Mario Maker per Nintendo 3DS, un gioco in cui si devono creare dei livelli di gioco del celebre Mario Bros. 

Bene! Voi non ci crederete ma ha passato i primi due giorni a giocare solo a questo nuovo gioco dimenticandosi totalmente di Clash Royale e appassionandosi a creare nuovi livelli di gioco di Mario Bros.

Oggi festeggiamo tre settimane esatte in cui non gioca più a Clash Royale ed ultimamente nemmeno a Super Mario Maker che, come ogni novità, dopo un po' è andato nel dimenticatoio. 

Mio figlio è molto più tranquillo e sereno, è ritornato a giocare alla Fifa per un'ora a settimana e terminato il tempo a sua disposizione non chiede altri videogiochi, non fa più alcun tipo di scena quando gli si dice di spegnere, mangia più di prima e non è più iperattivo come era  nell'ultimo periodo.

Ho sbagliato e me ne assumo ogni responsabilità, ho sbagliato io come madre ma non sono perfetta e come ogni persona ho i miei momenti di debolezza, mi si può imputare un metodo non proprio ideale per togliere un videogioco ma in questa situazione è proprio il caso di dire "il fine giustifica i mezzi".

Ho voluto raccontarvi quanto ci è accaduto perché gli effetti di alcune app e videogiochi sui nostri bambini non si vedono subito, nel nostro caso sono iniziati dopo 3 mesi, ma ci sono e non sono assolutamente positivi.

Vi lascio con i titoli di qualche libro, usato con mio figlio, per parlargli di web e dei pericoli che si nascondo anche nei videogiochi online ma non solo

"Avanti tutta! Navigare nel grande mare di Internet senza restare impigliati nella Rete!" scritto da Franca Vitali Cappello e pubblicato da I Quindici Editore

"I pericoli di Internet" pubblicato da UTE

"Hanno taggato Biancaneve...c'era una volta il web" scritto da Monica Marelli, illustrato da C.Giorgetti e pubblicato da Editoriale Scienza

"Internet, che passione!" scritto da Françoise Virieux, tradotto dA. Migliori e pubblicato da Edizioni Dedalo

"Cyberbulli al tappeto. Piccolo manuale per l'uso dei social" scritto da Teo Benedetti e Davide Morosinotto, illustrato da J.C. Vinci e pubblicato da Editoriale Scienza

e con il link del gioco Super Mario Maker che è davvero bellissimo.












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