martedì 26 gennaio 2016

Giorno della memoria: "La casa che guarda il cielo" scritto da Lorenza Farina e illustrato da Marcella Brancaforte



Se vado indietro con la memoria ripensando alla prima volta che ho sentito parlare di Shoah il mio primo pensiero va al "Diario" di Anna Frank. 

Avevo circa 13 anni, ero a casa di mia nonna grande lettrice da sempre. Ogni volta che andavo a trovarla mi portava ad una bancarella di libri usati, mi faceva scegliere ciò che volevo e leggevo. Quella volta però aveva già un libro per me -Gio conosci Anna Frank?- alla mia risposta negativa mi disse solo -Bene, allora leggi questo sono sicura che ti piacerà-.

Mi consegnò un'edizione pubblicata da Giulio Einaudi Editore, con la prefazione di Natalia Ginzburg e iniziai a leggere, anch'io a quell'età tenevo un diario perciò mi immersi e mi persi nella lettura del diario di Anna. Il "Diario" di Anna Frank mi fece commuovere, inorridire, impaurire, sperare, ero presa da ogni pagina e ogni pagina era un susseguirsi di emozioni contrastanti. Nella mia mente faticavo a capire tante atrocità e tante ingiustizie e mia nonna mi raccontò la guerra, che aveva vissuto, come solo una nonna sa fare.

Ho ancora quel libro, sì proprio quello che mi regalò mia nonna, 



perciò quando vidi "La casa che guarda il cielo. Anna Frank, per non dimenticare" scritto da Lorenza Farina lo comprai subito.

Amo molto questa autrice perché Lorenza Farina sa parlare di argomenti così importanti con una poesia che è solo sua, riesce a raccontare di orrori e ingiustizie, entrando nell'anima del lettore, piano piano, con dolcezza ed è proprio ciò che amo di più dei suoi libri. 

Nemmeno questa volta, infatti, ha tradito le mie aspettative, anzi è riuscita a sorprendermi di nuovo, dando un taglio nuovo e moderno al "Diario" di Anna. 

Le splendide illustrazioni di Marcella Brancaforte, dai  tratti dolci e delicati, accompagnano i nostri ragazzi, pagina dopo pagina nella vita di Anna.

La voce narrante è la casa che ha accolto la famiglia Frank, la vecchia casa ci racconta dei preparativi per accogliere la famiglia di Anna, degli amici che li aiutarono di nascosto a preparare il loro nascondiglio cercando di renderlo il più confortevole possibile.

E' sempre la casa che ci fa entrare nella vita di Anna, che ci racconta le sue emozioni, le sue paure, la sua malinconia. Quando Anna scrive il suo diario, Kitty, la casa la osserva, legge ciò che scrive, la comprende, le fa tanta tenerezza la piccola Anna.



Il nascondiglio di Anna non sono più mura fredde e inanimate ma assume l'umanità di un'amica silenziosa, di una mamma che la vuole proteggere, di un'osservatrice attenta che vorrebbe lenire il dolore di Anna.

"Che non ci sia nessuno capace di comprendere che, ebrea o non ebrea, io sono soltanto una ragazzotta con un gran bisogno di divertirmi e di stare allegra?"

Nessuno riusciva, però, a dare una risposta alla sua semplice e legittima domanda.
Come avrei voluto squarciare la grigia parete che dava sul canale e far entrare nella stanza un pezzetto di cielo!

E' la casa che capisce i suoi occupanti, che ci racconta le discussioni e i litigi che avvengono tra le sue mura, le loro paure e i loro stati d'animo. 



Lei che ci racconta l'arresto di tutti i suoi inquilini, facendoci vivere quel triste momento minuto per minuto come fossimo lì con loro, che ci trasmette il senso di impotenza e di ribellione che proviamo durante questa ingiustizia.



Appena sparirono alla mia vista , un impeto di ribellione m'investì tutta, dalle fondamenta fino al tetto. Le assi di legno dei miei pavimenti cominciarono a scricchiolare e così pure le travi del soffitto. Le porte cigolarono, le finestre inspiegabilmente si spalancarono come per un'improvvisa folata di vento. Pezzi d'intonaco si staccarono dai muri e caddero per terra come briciole di pane. La luce del sole, a cui da tempo non ero più abituata, mi abbagliò, lasciandomi stordita.

Non è forse ciò che prova ognuno di noi nel leggere la storia di Anna? 

Ma il racconto della casa-nascondiglio va oltre...ci racconta di come è diventata adesso, una casa famosa, di come a volte rivede Anna in qualche ragazzina che entra per visitarla, di come la ricorda, negli ultimi istanti della sua vita. 

La casa non dimentica e noi neanche, non dovremmo aspettare il 27 Gennaio di ogni anno per parlare di Shoah ai nostri figli, dovremmo ricordare sempre, giorno dopo giorno, dovremmo insegnare ai nostri figli che dagli errori del passato si impara ad essere migliori, che gli orrori non si devono ripetere e per fare ciò non bisogna dimenticare mai. 

Potete acquistare "La casa che guarda il cielo" in tutte le migliori librerie, oppure cliccando sul link La casa che guarda il cielo, un libro che dovrebbe essere letto in ogni classe, in ogni casa, perché davvero meraviglioso!

Per i più piccoli, dai 6 anni in poi, della stessa autrice e sullo stesso argomento,  vi ricordo "Il volo di Sara" di cui vi avevo già parlato qui, insieme a Lorenza Farina. 

Buona lettura a tutti! 






Nessun commento:

Posta un commento