lunedì 13 aprile 2015

"Una coperta di parole" di Irena Kobald e Freya Blackwood pubblicato da Mondadori




Buon lunedì a tutti,
sabato scorso vi avevo presentato il bellissimo libro "La Zattera" di Lucia Salemi, quello di cui voglio parlarvi oggi tratta sempre lo stesso argomento ma in maniera diversa.

Se "La Zattera" parlava di sbarchi profughi, "Una coperta di parole" tratta di come ci si sente quando si arriva in un nuovo paese.

Girandola, così la chiamava la zia prima che iniziasse la guerra ma poi, da quando è arrivata la guerra, non l'ha più chiamata così.




La bambina, Girandola, è arrivata in un nuovo paese per mettersi in salvo ma tutto è strano, le persone, le parole, il cibo, persino animali e piante. 

Girandola si sente sola, sente il freddo, il gelo, attorno a lei. Nessuno le parla. A casa si rifugia sotto la sua coperta di parole e suoni conosciuti, amici, una coperta di ricordi dalla quale non vorrebbe più uscire, finché un giorno Girandola va con la zia al parco. 

Una bambina le sorride ma Girandola ha paura, perciò continua a camminare, poi si gira e la bambina la saluta. 

Torna al parco altre tre volte prima di incontrare nuovamente la bambina, questa volta le parla, parole strane, fredde, però la bambina continua a parlarle. 





Entrambe le bambine vanno alle altalene e Girandola ci sale sopra mentre l'altra bambina la spinge. Una nuova amicizia, nata tra le altalene. Girandola è felice. 

Girandola a casa si rifugia ancora sotto la sua vecchia coperta di parole, al parco, quando incontra nuovamente la sua nuova amica, la bambina le porta dei bigliettini con delle parole per lei. Ogni tanto, a ripetere quelle strane parole, le viene da ridere, altre da piangere ma Girandola finalmente inizia a sentire quelle parole meno fredde, una nuova coperta di parole ha preso il posto di quella vecchia e finalmente Girandola ritorna se stessa.




Un punto comune tra "La Zattera" e "Una coperta di parole" è proprio la coperta, quella coperta che protegge i bambini, mentre sono sulla zattera, dal freddo della notte, quella coperta sotto la quale i bambini si rifugiano quando percepiscono il freddo e il gelo con cui vengono accolti in un nuovo paese. Una coperta, simbolo di protezione, di rifugio per se stessi. Un oggetto che li fa sentire ancora a casa, dove erano loro stessi.

"Una coperta di parole" racconta quello che accade a molti bambini, perché i bambini non sono razzisti e intolleranti come gli adulti, a loro basta poco per fare amicizia e non ti chiedono da dove vieni, non gli importa nemmeno se parli la loro lingua, i bambini hanno un linguaggio universale, il gioco. I bambini hanno un senso di solidarietà innato, loro non gli danno nemmeno il nome solidarietà perché per loro è tutto normale.

Quando alcuni adulti pensano che gli immigrati dovrebbero tornarsene a casa, pensino per un attimo al gelo e al freddo che provano i bambini stranieri, bambini che hanno la stessa età dei loro figli o dei loro nipoti, bambini che già si devono abituare ad una nuova lingua, a nuove abitudini e a queste difficoltà si aggiunge l'intolleranza di alcuni adulti.

Lasciate che al parco i vostri bambini giochino con tutti, senza distinzione, perché è il regalo più bello che possiate fare ai vostri figli ma anche a quei bambini che non aspettano altro che ritornare ad essere e a vivere da bambini, a ritrovare se stessi, che non aspettano altro che un semplice "ciao" o una spinta sull'altalena.


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Buona lettura a tutti, genitori e bambini!






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