domenica 22 febbraio 2015

Passando da "Il volo di Sara" a "I sogni di Agata" conosciamo Lorenza Farina

Ci sono  autori che quando li leggi ti emozionano sempre,  possono scrivere di qualsiasi argomento ma le emozioni che sanno trasmettere,  con molta poesia,  ti arrivano dritte dritte al cuore ed è difficile dimenticare i loro libri. 

Poi ci sono illustratori che disegnano in modo così vivo e reale che non possono far altro che rendere vive le emozioni che l’autore ti trasmette,  non sono più illustrazioni ma fotografie vere e proprie. 

Quando hai in mano questi albi illustrati li senti vivi, in ogni pagina, ci “entri” davvero dentro, vivendo ed emozionandoti man mano che li leggi.

Ed è proprio di due di questi capolavori che vi voglio parlare oggi: “Il volo di Sara”  e “I sogni di Agata” entrambi scritti da Lorenza Farina e illustrati da Sonia Maria Luce Possentini.





Ne “Il volo di Sara”  la voce narrante è quella di un pettirosso, che vive in un campo di concentramento e già dalla prima pagina l’autrice riesce a farci percepire persino gli odori di quel posto. Il pettirosso vide una bambina, Sara, scendere da un treno che assomigliava ad un carro bestiame. 



Sara è bellissima nel suo abitino azzurro, con una fascia dello stesso colore in testa, è scesa insieme alla sua mamma e ad altre donne, bambini, anziani. Il momento in cui Sara scorge il pettirosso è lo stesso in cui un soldato la separa dalla madre e in quel momento l’uccellino decise di prendersi cura di lei. 

A Sara vennero tagliati i capelli, venne fatta indossare una casacca a righe con una stella gialla e venne messa insieme ad altri bambini.  



Il pettirosso raccoglie del cibo per Sara, cerca di farle compagnia con il suo canto, finché una mattina non la trova più nella baracca ma in fila con degli altri bambini davanti ad una baracca da cui usciva del fumo. 

Sara ne riconobbe il cinguettio e fu in quel momento che il pettirosso decise di prestarle le sue ali perché potesse fuggire, volare lontano. Altri uccelli decisero di prestare le loro ali ai bambini e uno stormo di bambini si librò nell' aria, volando via, lontano.

Un albo straordinario che mi fa emozionare moltissimo ogni volta che lo leggo, pensavo che leggere questo libro al mio seienne fosse ancora presto, avevo intenzione di leggerglielo l’anno prossimo e invece una sera l’ha visto, lo ha aperto e dopo averlo sfogliato un po’ mi ha chiesto “mi leggi questo stasera?” così ci siamo sdraiati vicini vicini nel suo lettino e quella sera ci siamo emozionati tantissimo e abbiamo volato anche noi, insieme a Sara!

Di “Il volo di Sara” vi lascio alla visione del booktrailer (Video ideato e realizzato dagli alunni della classe 5B della Scuola Primaria "Anna Frank" di Colonnetta- Direzione Didattica F. Rasetti - Castiglione del Lago- Perugia- a. s. 2012-2013)





Dopo questa lettura straordinaria, ho comprato “I sogni di Agata”  





e in questo albo Lorenza ci fa entrare nel mondo dei sogni perché Agata ha tanti sogni che racchiude in un armadio fatto di torrone, con i cassetti in marzapane. 

Ogni sogno ha il suo cassetto, perché i sogni sono tantissimi: ci sono i sogni scuri, i sogni freschi come quello di camminare a piedi nudi nell’erba, i sogni che fanno ridere, i sogni strampalati dove un cammello perde le sue gobbe nel deserto, ma anche i sogni del cappellaio matto e i sogni ad occhi aperti che si fanno di giorno.  

Nella testa di Agata ci sono così tanti sogni che ormai non essendoci più spazio i sogni escono dai cassetti e iniziano a mischiarsi tra loro, a rincorrersi e Agata purtroppo non riesce a tenerli a bada. 



Cerca di rimettere ogni sogno nel proprio cassetto ma passa notti insonni, così una notte spalanca la finestra, apre i cassetti dei suoi sogni e li fa uscire tutti fuori. Il vento e la luna, vedendo tutti quei sogni, litigano per chi debba averli per sé ma il sole, vedendo i due litigare, scoppia in una grande risata e i sogni finiscono tutti nella sua bocca. 

Il sole da quel momento continua a ridere perché i sogni di Agata, trasformatisi in farfalle,  gli fanno il solletico nella pancia.



Anche in questo albo, come nel precedente, le emozioni sono state tantissime e si sono unite ad un finale divertente, da fiaba, che ci ha aiutato a sognare perché insieme a “I sogni di Agata” si sono uniti anche i nostri. “I sogni di Agata” è un libro che vi verrà chiesto di leggere e rileggere più volte, uno di quei libri di cui i bambini si innamorano a prima vista.

Un albo straordinario che parla dei sogni dei nostri bambini, ma anche di quelli di tutti noi, perché i sogni possono essere di tutti i tipi ma soprattutto la cosa più importante è continuare a sognare e magari, proprio come Agata, lasciarli uscire e provare a realizzarli.


Ma ora voglio presentarvi questa autrice straordinaria, Lorenza Farina.

Ciao Lorenza, hai scritto davvero tantissimi libri per bambini da dove nasce questa tua passione? Perché hai scelto di rivolgerti proprio ai bambini?
Tutte le storie che invento nascono in quel pozzo profondo che è l’infanzia, il tempo in cui le emozioni sono vissute intensamente e ogni esperienza positiva o negativa rimane impressa nell’animo come una cicatrice sulla pelle. Se oggi sono diventata una scrittrice devo dire grazie alle mie nonne che mi hanno trasmesso la loro arte di contastorie. I loro racconti li conservo ancora nello scrigno della mia memoria. In me c’è ancora una parte bambina che si svela nell’attimo dell’invenzione. Crescendo sono diventata bibliotecaria e così ho ”scoperto” e  imparato ad amare la letteratura per l’infanzia, un vero e proprio “giardino segreto” dove è bello perdersi. Leggendo le storie di altri autori ho afferrato delle “visioni” che mi hanno stimolato a diventare a mia volta autrice. Oggi mi dedico a tempo pieno a questa “passione” di cui non posso fare a meno, perché è come il mio respiro. Scrivo storie per far divertire, ma anche storie per far riflettere bambini e ragazzi su tematiche importanti, a volte “forti”.

Tra tutti i tuoi libri qual è quello a cui sei più affezionata, quello che ti rappresenta di più? Quali sono i messaggi che vorresti trasmettere ai tuoi giovani lettori?
E’ difficile rispondere a questa domanda. E’ come chiedere a una mamma quale figlio ama di più. Io amo tutti i miei libri, perché ognuno rappresenta una parte del mio vissuto. “Viola non è rossa” (Kite, illustrazioni di Marina Marcolin) è il mio alter-ego, perché nella piccola protagonista timida e impacciata un po’ mi rispecchio. “Il volo di Sara”(Fatatrac, illustrazioni di Sonia M.L. Possentini) è forse il racconto più perfetto dal punto di vista della scrittura che, in alcuni momenti, raggiunge tocchi di lirismo molto intensi.

I tuoi libri sono sempre pieni di poesia e so che hai vinto anche premi importanti, penso ad esempio al 1° premio dell’11° Concorso Nazionale della Città di Marostica “A. Cuman Pertile” nel 1998 con la tua raccolta di poesie inedite L’albero dei desideri. Da dove nasce questa tua passione?  
Mi viene naturale esprimermi in forma poetica, soprattutto se si affrontano temi non facili come ad esempio quello della “shoah”  o dell’ ”alzheimer”che ho trattato in chiave metaforica nel racconto “Il guerriero di legno” (Lineadaria edizioni). Amo una scrittura ricca, sapida, per nulla banale, una scrittura che ha un suo ritmo, che dà importanza al termine giusto e ai silenzi tra le righe. Ai giovani lettori vorrei far capire che la parola è un valore, un bene che non deve essere “svalutato” per rincorrere un “linguaggio alla moda”.

Nei tuoi libri tratti spesso di Auschwitz, di deportazione, di Shoah.  Il tuo primo libro sull’argomento fu “La bambina del  treno”(Paoline, illustrazioni di Manuela Simoncelli) nel 2010 ,  seguito da “Il volo di Sara”(Fatatrac, illustrazioni di Sonia M. L. Possentini) nel 2011 per finire con “La casa che guarda il cielo”(Raffaello edizioni, illustrazioni di Marcella Brancaforte) in cui ridai vita nuova a “Il diario di Anna Frank” nel 2014. E’ un argomento molto importante e delicato da spiegare ai bambini, come mai hai scelto questo argomento per ben tre dei tuoi libri?
E’ un tema che mi ha sempre interessato fin da bambina, quando sentivo i miei nonni raccontare episodi di guerra dove i protagonisti erano persone vere, conoscenti o amici che non avevano più fatto ritorno, perché avevano trovato la morte in un campo di concentramento. Poi, da adolescente, ho scoperto il Diario di Anna Frank che ancora oggi affascina e commuove tanti giovani lettori. Mai avrei immaginato di dovermi confrontare un giorno con una figura così importante dal punto di vista umano e morale e scriverne a mia volta un romanzo, su proposta delle Edizioni Raffaello, unendo finzione letteraria e realtà storica.                                                                                                                             
Mi sento una testimone “per vocazione”. Ritengo che come adulti dobbiamo riuscire a trovare il pudore delle emozioni, cosa sicuramente non facile, usando delicatezza nel gettare i semi della conoscenza e della coscienza. Si deve conoscere, perché la memoria si costruisce sulla base del sapere. Ne “La bambina del treno"ho raccontato la storia di Anna che, chiusa in un carro bestiame, insieme alla mamma e a tanti altri disperati con la sola "colpa" di essere ebrei, va incontro al suo destino, ignara di ciò che l'aspetta ad Auschwitz.  Ricordo che, dopo averlo letto, più di qualche bambino mi chiese se ci sarebbe stato un seguito al racconto che terminava con un finale aperto. Da questa sollecitazione è nato quindi "Il volo di Sara" dove, con coraggio, mi sono spinta più in là. Ho cercato di raccontare l'indicibile, cioè la storia di una bambina ebrea in un campo di concentramento, narrata però da un osservatore inusuale, un inerme pettirosso che mostra di avere un'anima e una sensibilità che non possiedono invece le "bestie" vere che governano quel luogo di dolore e di morte.
Oggi i testimoni sopravvissuti alla shoah sono pochi e quei pochi col passare degli anni se ne stanno andando, per ragioni di età. Quindi penso sia compito di ogni persona, secondo i talenti e le capacità, passare il testimone, dire, raccontare, scrivere, documentare, perché si sappia ancora e sempre. Perché non accada mai più.

Ne “I sogni di Agata” si parla di sogni  e i bambini ne hanno davvero tantissimi e credo che molti di loro si rivedano in Agata, cosa vorresti che rimanesse nei loro cuori dopo aver letto il tuo libro?
Vorrei che rimanesse in loro la voglia di sognare, di guardare la vita con quel famoso “terzo occhio” che vede oltre l’invisibile, che scopre uno gnomo tra i capelli della mamma, che intravvede un dinosauro in giardino, che ammira una fata ai piedi del letto prima di addormentarsi la sera.

Ora prima di lasciarti, vorrei farti un’ultima domanda che credo incuriosisca un po’ tutti. A quali progetti stai lavorando ultimamente? Ce ne vuoi parlare?
Ho sempre tante storie che mi frullano nella testa come i sogni di Agata che si accapigliano per uscire e camminare con le loro gambe. Tra non molto una di questa storie diventerà libro e si chiamerà  “Sono erba sono cielo”. Speriamo che i giovani lettori se ne innamorino!

Grazie, Lorenza!


Se volete sapere tutto ma proprio tutto su Lorenza Farina visitate il suo sito



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Buona lettura a tutti!

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