martedì 16 settembre 2014

Figli e aspettative dei genitori



Il gremlins negli ultimi mesi si è appassionato molto al calcio e perciò mi aveva chiesto di poter frequentare una scuola calcio. 

Così domenica siamo andati alla Scuola Calcio Milan vicino a casa nostra che faceva una mattinata di Open Day, devo premettere che a me il calcio non piace un granché, amo vedere la nazionale giocare e mi piace molto, in occasione di partite della nazionale divento una gran tifosa ma il mio rapporto con il calcio si limita a questo! Inoltre devo ammettere che vedo molta aggressività attorno a questo sport e non parlo di tifosi violenti ma di genitori aggressivi già alle piccole partite dei figli, ovviamente pensando a tutto ciò avrei preferito che mio figlio si indirizzasse su altri sport ma se questo è il suo desiderio mi adeguo!

Così, dicevo, domenica mattina siamo andati all'Open Day e la varietà di genitori presenti mi ha fatto pensare e pensare molto. 

Abbiamo trovato un papà con un bambino che piangeva disperato, il papà spiegava che era la terza volta che andavano lì ma che non c'era verso di far giocare il figlio, che al figlio piaceva molto il calcio ed era un appassionato ma che ogni volta il bambino piangeva.

Mentre lo ascoltavo mi chiedevo se in realtà al bambino piacesse davvero il calcio, guardavo il gremlins, più piccolo del bambino in questione, e una volta sul campo da calcio, tutte le insicurezze che aveva la sera prima erano sparite perché in fondo era lui che aveva scelto di essere lì.

Non mi sarei mai sognata di portare mio figlio in un posto dove potesse entrare in ansia o di fargli fare una cosa di cui non era convinto pienamente, ognuno ha i suoi tempi, il suo carattere, le sue insicurezze e il suo modo di essere. 

Perciò mi sono chiesta se in realtà non siamo noi genitori a buttare le nostre aspettative sui figli, che sono magari sogni nostri irrealizzati (magari quel papà avrebbe voluto fare il calciatore) o sono fantasie del figlio che vorremmo che non necessariamente corrisponde all'immagine del figlio che abbiamo. 

Ho guardato mio marito e sì anche lui in realtà ha delle aspettative, nel caso specifico su suo figlio calciatore, che io non ho, sarà magari perché  è più facile riconoscersi in papà-figlio e mamma-figlia anziché che mamma-figlio e papà-figlia? Sarà magari perché quando diventiamo genitori non ci accorgiamo che sì sono i nostri figli ma non sono nostri, sono personcine a sé con una loro identità? 

O è forse la nostra pigrizia di rimetterci in discussione quotidianamente su che genitori siamo, se facciamo bene o male? Non lo so però mi sono resa conto solo in quel momento di quante aspettative buttiamo sulle spalle dei nostri figli, a volte inconsciamente ma ce le mettiamo.

A volte i bambini ci dicono di sì per non deluderci, per non deludere le nostre aspettative solo per non vederci amareggiati quando magari loro vorrebbero altro e allora mi sono chiesta se anch'io, come mamma, possa aver sbagliato in questo perché non sono una super mamma, sono una mamma normale con tutti i dubbi, le paure e le insicurezze che ha una mamma nel vedere crescere il proprio figlio e forse proprio grazie a tutti i dubbi che ho mi rimetto in discussione spesso ma sbaglio come tutti, perché sono umana.

Ci ho pensato tanto, anche da non dormirci, ho rivisto davanti a me bambini conosciuti che, crescendo, sono diventati la fotocopia sputata di mamma o papà tanto da avere i loro stessi gusti in tutto, come se fossero dei cloni di mamma o papà e mi sono chiesta cosa vorrei per mio figlio! 

Il Gremlins mi risponde, a volte anche in modo poco carino, come a dire "uff che pizza!" e dall'espressione che ha sono certa che a volte lo pensi anche, magari a chi assiste alle nostre discussioni può sembrare che non abbia rispetto per me, certamente ad altre mamme potrebbe sembrare troppo libero ed hanno ragione non c'è quel rispetto inteso come "non rispondere a mamma o papà" e nemmeno quello del tipo "con me non si discute" ho sempre improntato l'educazione del Gremlins al rispetto dell'altro e perciò io come mamma devo rispettare le idee di lui figlio e lui le mie. L'imposizione non la reputo rispetto, il decidere insieme, confrontandoci è ciò che io definisco rispetto dell'altro.

Mi sono chiesta tante volte se il fatto di avere accompagnato la sua personalità aiutandolo a far venire fuori il suo vero io, sia stato corretto o meno ma poi mi sono anche chiesta se, al di là di quello che possono pensare gli altri (sicuramente più rigidi di me in molte cose), volevo un figlio robottino che facesse tutto ciò che volevo, che mi desse ragione e mi sono risposta subito, con un certo orrore solo al pensiero, che no, non voglio un figlio così, voglio un figlio con cui magari discuterò anche ma che mi dica cosa pensa, che possa essere libero di dirmi se gli sto stressando la vita con tutti i miei dubbi da mamma, che possa trovare in me sempre un punto di riferimento nell'arco di tutta la sua crescita. 

Mio figlio in molte cose, pur avendo 5 anni e mezzo, è molto diverso da me, sotto certi aspetti è esattamente l'opposto, sotto altri mi assomiglia molto ma io sono io e lui è lui, siamo due persone distinte, che ci amiamo molto, ma che la pensiamo diversamente. 

Sono anni che sento alcune mamme dire "non è pronto", "si deve responsabilizzare" ma poi se i nostri figli ci chiedono qualcosa noi diciamo "no, perchè non sei pronto" e poi dopo ci lamentiamo che non sono responsabilizzati. 

Poi, dall'altra parte, magari li spingiamo in qualcosa che non vogliono e per cui non sono pronti e non ci accorgiamo di quanto in realtà lo stiano facendo solo per noi. Queste sono le contraddizioni di noi genitori, i bambini invece sono più dritti, loro ci chiedono di fare esperienze a cui si sentono pronti, senza tanti problemi e senza tante menate, siamo noi genitori che non ci sentiamo pronti o che non abbiamo fiducia nelle loro capacità.

Come avevo già scritto qui il Gremlins ha deciso di andare e tornare dall'asilo con il pullman e anche se io mi sento tristissima ogni mattina a vederlo andare via da solo e lo vedo piccolo per essere così indipendente lui ci va volentieri, vuole andare senza di me, da solo, perché si sente grande, perché lui me lo ha chiesto non uno o due anni fa ma quest'anno quando si è sentito pronto...sono io che non sono pronta ma lui lo è eccome! 

Certo che avrei potuto impormi e dire "ti porto io", certo avrei potuto fare la tipica "mamma" che decide lei e stop e io non starei qui triste, con mille pensieri e tutto per me sarebbe stato più semplice ma sarebbe stato giusto? Non gli avrei forse dimostrato le mie insicurezze? Non avrebbe magari pensato che la mamma non lo mandava da solo perché non si fidava o perché non lo reputava in grado, minando l'autostima che lui ha di sé? 

Invece ogni mattina perdo un pezzettino di cuore, facendo una gran fatica , ogni cavolo di mattina mi pongo gli stessi dubbi, ma lui è sereno e felice e questa è la cosa più importante per me.

Questa mattina @familidea ha risposto ad un mio tweet, nel quale dicevo che mi sentivo triste, così "ma come dovresti essere stra-felice di un bimbo che si sente indipendente e sicuro nel mondo! ottimo lavoro!" ed ha perfettamente ragione alla fine non avevo pensato alla cosa più importante, se lui si sente così "grande" vuol dire che gli ho trasmesso quella sicurezza di cui ogni figlio ha bisogno per crescere serenamente.

Forse anche io, nel mio piccolo, mi ero fatta un sogno diverso, forse non ho mai proiettato delle aspettative su di lui ma forse senza accorgermi mi ero fatta il mio film pensando ah lo accompagno all'asilo, a scuola etc etc. pensando a un rapporto mamma-figlio come lo vedevo io e invece in un attimo ogni cosa si è stravolta, perché il Gremlins è una personcina molto determinata e sicura di sé, perché il Gremlins non è mio ma un abitante del mondo e allora è giusto che, anche se piccolo, faccia le sue scelte e le sue esperienze e che io da adulta, da mamma e da chi si è presa la briga di formare un'altra persona metta via ogni tanto il mio ego a favore della sua crescita, per farne una persona diversa da me, migliore!






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