venerdì 24 giugno 2016

Compiti delle vacanze? All'insegna del divertimento e contro gli stereotipi



Con la fine della scuola le maestre hanno dato i compiti per le vacanze, che le nostre maestre fossero delle “illuminate” lo avevamo già scoperto durante l’anno ma alla fine della scuola hanno superato sé stesse.

Non hanno dato libri ma solo nove (dico nove) schede di italiano e nove schede di matematica da fare a Settembre, per rinfrescare le idee ai bambini prima di iniziare la seconda elementare.

La maestra Chiara, maestra di italiano, ci ha dato una bella lista di “compiti” da fare tra giugno, luglio e agosto, ecco i sette compiti che ha affidato ai bambini:

  1. Leggo e ascolto tante storie
  2. Mi riposo
  3. Gioco e invento giochi
  4. Se faccio una gita, osservo il paesaggio e tutto ciò che mi circonda
  5. Faccio tante domande su qualcosa che mi incuriosisce
  6. Mi esercito ad allacciare le stringhe delle scarpe
  7. In casa, aiuto a svolgere qualche faccenda domestica (apparecchiare/sparecchiare, svuotare la lavatrice, stendere i panni, passare l’aspirapolvere) così anche mamma e papà, nonni,  etc. si riposano di più.


Sinceramente sono rimasta molto soddisfatta di questa lista, perché finalmente anche nella scuola ci sono maestre che prediligono che i loro alunni imparino al di fuori dai classici libri per le vacanze.

Dopo aver letto questa lista ho scoperto che il Gremlins, bel furbetto, sapeva allacciarsi le scarpe ma che tutto l’anno, in modo del tutto "comodoso",  se l’era fatte allacciare da genitori, amici, allenatore etc.

Ovviamente siamo stati entrambi felicissimi che il primo compito fosse la lettura, lui legge nelle prime ore pomeridiane, io continuo a leggergli alla sera prima di andare a letto.

In tutta la lista però, sono stata affascinata proprio dall’ultimo punto, il 7:  in casa, aiuto a svolgere qualche faccenda domestica.

Ho raccontato a tutti, entusiasta, che la maestra del Gremlins aveva dato come compito di aiutare in casa e qualche papà ha stroncato subito la mia gioia: “Eh sì, cosa devono fare? Anche passare l’aspirapolvere?” .  

No, no e no! Non ci potevo credere, ormai abituata a certe affermazioni maschiliste ho risposto per le rime “certo che sì! Meglio imparare fin da piccoli a fare qualche faccenda domestica piuttosto che ritrovarsi a trent’anni e sposarsi o  convivere con una donna “per comodità” e non per amore, meglio imparare adesso per poter essere un padre e un marito migliore, meglio imparare ora per essere uomini liberi”.

Ecco, forse se tutte le maestre della scuola primaria come compito per le vacanze affidassero “aiuta nelle faccende domestiche” molti stereotipi verrebbero superati, forse questa sorta di maschilismo così caro a tanti italiani verrebbe meno, forse, ripeto forse, le cose potrebbero cambiare davvero.

Nel frattempo il Gremlins continua le sue vacanze con questi bellissimi compiti che gli sono stati affidati e si sta divertendo un mondo, sta imparando giocando, facendo nuove esperienze, vivendo nuove avventure, perché come recita il foglio consegnato dalla maestra Raffaella, insegnante di matematica,  "giugno, luglio, agosto...scuola mia non ti conosco"


Buone vacanze a tutti!







mercoledì 22 giugno 2016

Di scuole calcio, bambini, genitori e libri


Abbiamo appena finito il secondo anno di scuola calcio ma rispetto all'anno scorso quest'anno si è rivelato molto interessante.

Premetto che non sono una grande estimatrice di questo sport, tifo solo la Nazionale e fatico, credo da sempre, a capire cosa fa diventare così violenti i tifosi guardando degli uomini che tirano due calci ad un pallone, fatico ancor di più sapendo che guadagnano milioni di euro alla faccia di chi si picchia sugli spalti.

Premesso questo, due anni fa mi sono dovuta "piegare" alle richieste del Gremlins che, dopo essersi rotto un alluce in spiaggia giocando a calcio, ha richiesto insistentemente di frequentare una scuola calcio e dopo aver messo in chiaro da subito che per noi la cosa più importante sarebbe sempre stata la scuola, ci siamo addentrati nel mondo del calcio. 

L'anno scorso erano ancora piccolini, 5/6 anni, forse ci è andata bene perché i genitori erano persone del tutto "normali" come noi, non ho vissuto la competitività di cui mi parlavano altri genitori “ah vedrai, è una giungla” , non c'erano i classici "invasati" di calcio, quest'anno però è cambiato tutto.

Ho ascoltato genitori parlare della “carriera calcistica” dei loro figli, osservato genitori prendere nota di chi faceva gol e di quanti gol facevano a partita, genitori che parlavano male di altri bambini, il tutto  badate bene con bambini di 6/7 anni.  

Genitori che, attaccati alla rete, mentre l’allenatore incitava i piccoli giocatori a passare la palla ai compagni, si chiedevano “ma a chi la deve passare?”, perché se da una parte l’allenatore insegna il gioco di squadra, dall’altra i genitori insegnano ai propri pargoli a non passare a nessuno e a fare gol.

State pensando…ah questi papà tifosi che riversano i loro sogni sui figli? Sbagliato! Non parliamo di papà ma di mamme, quelle più agguerrite, quelle che sembrano giocare a Risiko, che fanno combriccole, pseudo-alleanze, perché i loro bambini sono certamente dei piccoli Maradona eppure tu che non ci capisci una mazza di calcio, osservi dal tuo angolino di mamma-blogger-il calcio fa proprio schifo e non vedi nessun fenomeno che entra in campo e ribalta la partita ed ogni volta ti chiedi “ma stanno parlando sul serio? Davvero parlano di "carriera calcistica" a 6/7 anni? Con bambini in piena crescita fisica e psicologica?”.

Sì loro parlano sul serio, c'è chi si riempie la bocca di "ah prima di tutto i bambini" mentre in realtà sta pensando solo al proprio figlio, chi invece non fa nemmeno la fatica di fingere, è un "tutti contro tutti" perché prima o poi parleranno male di tutti i bambini, senza alcuna distinzione. Se non sei con loro, sei sicuramente contro di loro, sei un elemento di disturbo nella loro "scalata", infastidisce se non prendi le parti di nessuno e se invece difendi gli altri bambini non sei competitiva e così non lo sarà mai tuo figlio. 

Ti azzardi a parlare di questo articolo apparso su Repubblica nel 2013 ma ovviamente il giornalista sbaglia, "uno su 5000? ma stai scherzando?" perché ovviamente il loro bambino sarà quell'uno su 5000 e giocherà in serie A. Ovviamente è impensabile parlare di quest'altro articolo apparso sulla 27ora del Corriere, perché parlare di un bambino che fa 160 gol in una stagione significherebbe "sminuire" i loro piccoli campioni.

Poi conosci lui, Macchietta, quel bambino che entra e sì ogni volta che entra in campo segna, un bambino che non è maleducato con gli altri bambini, un bambino che è bravo ma che fa il bambino, quello che non  è presuntuoso, quello che gli interessa solo giocare e stare con i suoi compagni, quello di cui ti innamori ogni volta che lo senti parlare,  lui sì…quello che suscita invidia nelle mamme-calcio, che parlano male di quel piccolino, perché è un “concorrente” dei loro figli.

Lui è bravo davvero e se ne va, lui che con la sua giovane età potrebbe insegnare la classe e l’educazione a tanti genitori. 

Mi dicono che il calcio è così, io che come una cretina pensavo si parlasse di sport, di squadra, ma forse sono ancora una sognatrice, asciugo le lacrime di mio figlio che non ha mai pianto se ha perso una partita, perché nella vita si vince e si perde e lo sa bene, ma piange quando un amico lo delude. Come posso spiegare a mio figlio che dietro il comportamento del suo amico c’è la mamma che gli ha fatto il lavaggio del cervello, “montandolo” e facendogli credere che sarà il nuovo Maradona?

Come posso spiegargli che non sono tutti come Macchietta, che era bravo ma anche educato? Sì Macchietta, il Gremlins se lo ricorda ancora, a volte gli manca, perché era il suo “piccolino” , quel bambino che aveva davvero la stoffa del campione ma non tanto per i gol che segnava ma per la classe e l’educazione che aveva.

Sì perché le divisioni tra genitori, poi si vedono anche in campo tra bambini che fino a pochi giorni prima erano "migliori amici", lo zampino del genitore entra in campo inevitabilmente distruggendo il senso di gruppo e squadra che i bambini hanno. 

E' curioso e davvero molto interessante guardare giocare una squadra che si è appena formata, dove i genitori non hanno ancora creato le loro diatribe, si può osservare come i bambini sappiano fare gruppo in modo del tutto istintivo, è davvero bellissimo vederli giocare in questo modo.

Poi con il tempo, con i mesi, i genitori si mettono in mezzo e questo incantesimo si spezza, purtroppo anche in campo. 

Mi ritengo fortunata perché per ora nessun genitore che conosco è mai arrivato alle mani, come invece succede in altre realtà, perché nel calcio dei "piccoli", quello che dovrebbe essere solo puro divertimento non lo è più e succede anche questo. 

Tra i tanti libri sul calcio che abbiamo in casa e di cui vi parlerò più avanti, oggi ne ho scelto uno, il preferito del mio 7enne “Gool” di Caio Vilela e Sean Taylor e pubblicato da Lo Stampatello.

Un grande libro sul calcio, in cui si parla di calcio nel modo più vero possibile, come un gioco che unisce tutti i bambini del mondo, come uno sport di squadra, che aiuta ad accettare le sconfitte ed esalta l’impegno dei piccoli giocatori, un libro che non dovrebbe mai mancare nella libreria di chi ama il calcio, perché come scrivono gli autori




“Il calcio non è fatto per far vedere come sai giocare. Ma per far vedere come sai giocare per la tua squadra. I giocatori più bravi non vogliono essere i migliori della loro squadra. Vogliono che la loro squadra sia la migliore.”




“Nessun altro sport accomuna le persone come il calcio. Nessun altro sport viene giocato da tanta gente in tante paesi diversi. Così mentre giochi a calcio non sei mai da solo.”

Già, quello che tanti genitori dovrebbero imparare. Perché per i bambini, tutti, l’importante è giocare e stare insieme. 

Forse hanno ragione tutti i genitori che mi dicevano "il calcio è una giungla", in questi mesi di pausa da tutto, ogni giorno mi sono chiesta se è questo l'ambiente che voglio per mio figlio, negli ultimi due mesi, ho cercato di fargli prendere le distanze, perché sono fermamente convinta che i bambini a 7 anni abbiano ancora il diritto di fare i bambini.

Mi sono chiesta, quasi quotidianamente, cosa potesse portare il calcio alla sua crescita, ho cercato di vedere le cose con distacco, al di fuori da amicizie e pseudo amicizie, alla fine mi sono risposta che se giocare a calcio è ciò che vuole davvero, sì, il calcio gli insegnerà a giocare in squadra, lo aiuterà a capire che si cresce vincendo ma ancora di più perdendo, che sarà una persona migliore se saprà evitare i presuntuosi e difendere i più deboli, che per ora deve solo divertirsi fregandosene di ciò che diranno gli altri, perché purtroppo quelle persone le incontri sia nel calcio che nella vita. 

Con la fine della scuola ci siamo presi delle sane e meritate vacanze, penseremo ad altro per tre mesi, il calcio, che il nano ama moltissimo, non sarà vissuto come una "sfida" ma come un modo di stare insieme ad altri bambini, per fare nuove amicizie, per giocare e divertirsi perché è la cosa più importante di questo sport. 

Per chiunque fosse interessato a leggere, o ancor meglio a regalare, "Gool" di Caio Vileva e Sean Taylor e pubblicato da Lo Stampatello potete trovarlo in tutte le migliori librerie oppure cliccando su 


Buona lettura a tutti!









mercoledì 11 maggio 2016

Letture e famiglie su Radio Cusano Campus


Questa mattina su Radio Cusano Campus si è parlato di figli e libri: come invogliare i figli alla lettura? Perché alcuni bambini non amano leggere? Gli audiolibri possono sostituire le letture dei genitori ed essere una valida alterativa?

Potete scaricare ed ascoltare il mio intervento di questa mattina qui.

Voi cosa ne pensate?



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